lunedì 30 novembre 2015

Un concorso di sculture di sabbia a Key west, Florida

venerdì 27 novembre 2015

Esce Guerrigliera di Eliana Forcignanò (iQdB Edizioni di Stefano Donno)






















Scrive Mauro Marino nell’introduzione: “Questa è poesia guerrigliera, muove all'attacco, porta il colpo dove è utile e necessario portarlo e le emozioni temprano un sentire desto, sempre presente: sempre vivo! Conosco da tempo l'esercizio poetico di Eliana Forcignanò, la ricerca che muove le sue parole, la saggezza con cui calibra la sua conoscenza di filosofa. La poesia è alleata della filosofia, è spalla parlante del pensiero, voce e mano, strumento dell'agire, del divulgare in "basso" ciò che l'animo muove. Poesia efficace di chi conosce le parole e sa usarle, sa metterle nel suono per mutarle in coro.”
I versi : “Se un giorno cercherete i poeti // quando dispersi e amareggiati // vi volgerete alla vostra vita // trovandola vuota vana vecchia // non rovistate tra gli scaffali // delle pubbliche biblioteche. // Non vi spaventino // pagine spesse e polverose. // Non perdetevi nelle grandi // rivendite alla moda luccicanti // di ultime novità editoriali. // Non consultate l’antiquario // pronti a pagare a peso d’oro // il volume autografato. // Se mai cercherete i poeti // pescate nelle vostre case // qualche strano libro dimenticato // una vecchia antologia di scuola // l’opuscolo che vostro padre pagò // tremila lire alla festa patronale. // Cominciate da quelle poche righe // mischiate nomi noti e senza gloria // scegliete un verso e scrivetelo // su un pezzo di carta inutile // mandatelo a memoria. // Perché i poeti sono inutili // se qualcuno non li ricorda // almeno per un verso. // Perché non tutti i poeti // campeggiano nelle letterature // togate e illustri. // Perché non tutti i poeti // sono morti poveri o suicidi. // Se un giorno cercherete i poeti // cercate quei pazzi che negano // di scrivere per cambiare il mondo”
Eliana Forcignanò, poetessa e prosatrice, è nata nel 1983 a Lecce ove tuttora risiede. Laureata in Storia della Filosofia, è attualmente iscritta all’Albo dei pubblicisti di Puglia: si dedica al giornalismo, collaborando con varie testate locali, da quando aveva diciotto anni, e alla scrittura creativa da sempre. Ha esordito nel 2007 con “Fiabe come rondini” (Lupo Editore) e nel 2011 “Fiato Corto” per LietoColle Libri. S’interessa di letteratura, psicologia, sociologia. Un suo saggio sull’antipsichiatria nel Sessantotto è apparso nel bollettino del Centro Italiano per la Ricerca Storico Educativa di Firenze.

iQdB edizioni di Stefano Donno  (i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)
Sede Legale e Redazione: Via S. Simone 74
73107 Sannicola (LE)
Redazione - Mauro Marino
Editor – Francesco Aprile
Social Media Communications - Anastasia Leo, Ludovica Leo

Sinistra Italiana, battesimo coi cori di 'Bella ciao'. Il vox: "Voglia d...

venerdì 13 novembre 2015

Liminale. Opere verbo-visive. Una mostra di poesia verbo-visiva di Francesco Aprile e Cristiano Caggiula



Interventi di Lamberto Pignotti e Giovanni Fontana 21 novembre 2015 ore 17:00 Centro Culturale Gabriella Ferri Roma – Via Galantara 7
Liminale. Opere verbo-visive è una mostra di Francesco Aprile e Cristiano Caggiula che sarà ospitata dal Centro Culturale Gabriella Ferri, a Roma in via Galantara 7, dal 21 novembre al 6 dicembre 2015. La mostra verrà inaugurata il 21 novembre alle ore 17:00, con interventi da parte dei poeti e poeti verbo-visivi Lamberto Pignotti e Giovanni Fontana. Durante l'inaugurazione verrà presentata la raccolta poetica Dietro le stagioni (i Quaderni del Bardo edizioni, 2015) di Francesco Aprile alla presenza dell'editore Stefano Donno. La mostra, che rientra nelle attività del Centro Culturale Gabriella Ferri, è realizzata in collaborazione con “Biblioteche di Roma”, “Zètema – Progetto cultura”, la rivista trimestrale di critica e linguaggi di ricerca www.utsanga.it, LaNuovaLetteratura – Osservatorio permanente (http://nuovaletteratura.wordpress.com).

La mostra:  Liminale vuole essere uno sguardo alla soglia, allo sconfinamento che ne è caratteristica preponderante. Una zona dell’attraversamento continuo, un orizzonte linguistico dalle accezioni plurivoche. Poesia verbo-visiva come discorso che ingloba una sfaccettatura di segni poietici differenti, legati a doppio filo a quella distruttività che Walter Benjamin, autore della soglia, individuava come punto cardine del superamento, dello sconfinamento, segnandone dunque il carattere positivo. L’immagine benjaminiana della soglia appare qui come punto di sutura fra i diversi linguaggi, fra i diversi segni che concorrono alla determinazione delle opere. La mostra vuole essere un dialogo fra segni e dimensioni poietiche differenti e plurali, dove la parola poetica convive con parole giornalistiche, mediatiche, pubblicitarie, segni e dimensioni materiche, eteroclite, manuali, fino al dissolversi in segni asemantici che della parola sulla pagina hanno poco più che un richiamo o qualche sparuta traccia e aprono al movimento performativo del corpo.

Il libro:  Dietro le Stagioni di Francesco Aprile rappresenta la prima uscita editoriale della nuova casa editrice iQdB edizioni di Stefano Donno (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno). Il progetto nasce con il placet morale de “I Quaderni del Bardo” il marchio editoriale portato avanti ad oggi da Maurizio Leo (1959, poeta, e grande operatore culturale ) e che gestisce ormai da più di vent’anni anche “Il Bardo”, (direttore responsabile Antonio Tarsi), una rivista dedicata alla cultura tout court, alle tradizioni storico monumentali del Salento, alla poesia

Note sugli autori:
Francesco Aprile, poeta, poeta verbo-visivo, critico, nel 2010 ha aderito al movimento letterario New Page, fondato nel 2009 da Francesco S. Dòdaro. Qui svolge attività di segreteria e ufficio stampa, curatore di mostre e testi critici; dal 2013 la curatela è a due voci: F. S. Dòdaro-F. Aprile. Ha fondato il gruppo di ricerca e protesta artistica Contrabbando Poetico (2011) e la rivista di critica e linguaggi sperimentali http://www.utsanga.it (2014, con Cristiano Caggiula). Nell’ambito dei linguaggi di ricerca è presente con edizioni presso istituzioni e biblioteche come il Poetry Library (Londra), MACBA-Centro de documentacion (Barcellona), Tate Library (London), e con opere presso ArtPool Art Research Center (Budapest) e collezioni private, Imago Mundi (Fondazione Benetton). Ha curato con Cristiano Caggiula il volume collettaneo Snapshots Narrations per Unconventional Press, 2014. È presente nel volume An Anthology of Asemic Handwriting (2013), e in riviste quali Letteratura e Società, Revista Laboratorio (Universidad Diego Portales, Cile), Infinity’s Kitchen (USA), La Clessidra, Il foglio clandestino, S/V Revue (Lione), Rivista di studi italiani (Toronto), Coldfront-A Vispo supplement (Toronto).
Cristiano Caggiula, poeta, manifattore di cascami segnici, nel 2011 ha aderito al gruppo di ricerca e protesta artistica Contrabbando Poetico. Nel 2014 ha fondato la rivista di critica e linguaggi sperimentali «Utsanga», http://www.utsanga.it (2014, con Francesco Aprile). Nel 2014 cura con Francesco Aprile il volume collettaneo Snapshots Narrations, per Unconventional Press. Nel 2015 è presente in Alpha Bet a Test: The Eye Am Eye Asemic Anthology, nello stesso anno per Unconventional Press Hekátē atto II, piccola pubblicazione artigianale.

Francesco Aprile
www.utsanga.it ISSN 2421-3365 [rivista di critica e linguaggi di ricerca]
Via Giuseppe Zimbalo, 43 / 73010 - Caprarica di Lecce, Le (Italy)

iQdB edizioni di Stefano Donno  (i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)
Sede Legale e Redazione: Via S. Simone 74 - 73107 Sannicola (LE)

Big Sister Plots To Sell Her Little Brother | ABC News

ROMA GIORNATA PARKINSON T

Sinistra Italiana, Landini: "C’è crisi della rappresentanza politica com...

giovedì 12 novembre 2015

Ripartono gli appuntamenti de L’ECCEllenze del Territorio di Arcadia Lecce il 16 novembre 2015 a Lecce



Giunto al quinto anno di attività l’appuntamento istituzionale per l’assegnazione del riconoscimento “L’Eccellenze del Territorio” dell’ass. Arcadia Lecce, anche quest’anno sarà realizzato in collaborazione con l’Ass. Salento in Progress, con il Patrocinio della Regione Puglia Assessorato Industria Turistica e Culturale gestione e valorizzazione Beni Culturali, Real Casa Dobryna, della Provincia di Lecce, e della Città di Lecce. L’associazione Arcadia Lecce con l’Ass. Salento in Progress hanno voluto fortemente questo premio che ha tra i suoi obiettivi quello di far conoscere alla cittadinanza leccese e salentina, tutte quelle realtà imprenditoriali, associative, pubbliche e private che con il loro operato si sono contraddistinte nel sociale e nella promozione del territorio. L’appuntamento avrà cadenza mensile. Nell’appuntamento del 16 novembre 2015 alle ore 19,30 presso la sala Conferenze dell’Ex Conservatorio S. Anna di Lecce in via Giuseppe Libertini 1 le Eccellenze di questo appuntamento saranno: l’associazione STRADA FACENDO ONLUS rappresentata dalla Presidente Alessandra Lezzi, il gruppo PARTY ROCK SALENTO,  la FONDAZIONE NOTTE DELLA TARANTA rappresentata dal Presidente Avv. Massimo Manera, la Libreria Palmieri rappresentata da Anna Palmieri, la COOP AGRICOLA NUOVA GENERAZIONE, rappresentata per l’occasione da Emilio Saracino, il prof. DANIELE MANNI (candidato al Nobel per l’insegnamento), e direttamente da Zelig Off e Italia’s Got Talent l’artista Tony Bonji
“Siamo orgogliosi di poter continuare – dichiara Valentino Zanzarella Presidente di Arcadia Lecce – a  promuovere, far conoscere, e far apprezzare realtà territoriali, aziende, personalità, e associazioni che hanno fatto dei loro sogni una missione di vita, e un esempio da seguire nel nostro splendido Salento”

Interverranno – Valentino Zanzarella (Presidente Arcadia Lecce), Valentino Loforese (Presidente Salento in Progress),  l’associazione STRADA FACENDO ONLUS rappresentata dalla Presidente Alessandra Lezzi, il gruppo PARTY ROCK SALENTO,  la FONDAZIONE NOTTE DELLA TARANTA rappresentata dal Presidente Avv. Massimo Manera, la Libreria Palmieri rappresentata da Anna Palmieri, la COOP AGRICOLA NUOVA GENERAZIONE, rappresentata per l’occasione da Emilio Saracino, il prof. DANIELE MANNI (candidato al Nobel per l’insegnamento), e direttamente da Zelig Off e Italia’s Got Talent l’artistaTony Bonji
L’associazione Arcadia Lecce anche per quest’anno fa inoltre appello alla comunità leccese e salentina acchè comunichi proposte di “eccellenze” alla mail cancelleria@ordoequestristempliarcadia.it

Per Info Arcadia Lecce – www.ordoequestristempliarcadia.it
Salento in progress – www.salentoinprogress.it/index.asp

США: полицейские застрелили грабителя на крыше больницы

Comunali, Pizzarotti: "A Roma M5S può vincere senza big. Fassina? Cerca ...

lunedì 9 novembre 2015

"FLAMENCO E TITO SCHIPA ISPANICO E TANGUERO" ALL’AUDITORIUM DEL CONSERVATORIO TITO SCHIPA DI LECCE



"FLAMENCO E TITO SCHIPA ISPANICO E TANGUERO" in programma giovedì 12 novembre 2015 DALLE ORE 10,30 con l'importante conferenza presso l'Auditorium del Conservatorio di Musica "Tito Schipa" di Lecce in cui interverranno, dopo l'introduzione del Direttore del Conservatorio Maestro Salvatore Stefanelli, la Musicologa  Prof.ssa Elsa Martinelli, l'illustre ispanista e critico letterario  dell'opera di Federico Garcìa Lorca nonché tra i fondatori della Fundaciòn de Garcìa Lorca di Madrid Prof. Piero Menarini Ordinario di Lingua e Letteratura Spagnola all'Università di Bologna, il critico musicale radio-televisivo e responsabile del patrimonio sonoro della RAI Dario Salvatori, la Senatrice Adriana Poli Bortone, il Senatore Rosario Giorgio Costa, moderatore il Prof. Maurizio Nocera. La sera inoltre dalle ore 21 è previsto sullo stesso tema il concerto a cura della Compagnia Mura di Flamenco Andaluso presso il Teatro Paisiello di Lecce. 
A studenti e docenti saranno rilasciati, previa firma i presenza alla conferenza di cui sopra, attestati di partecipazione .
INFO
tel. 339 5742009

Comuni Milano, Patrizia Bedori è il candidato sindaco M5S: "Darò la voce...

Austria-born panda Fu Bao returns home in China

giovedì 5 novembre 2015

L’ultima lucina sull’Albero della Vita all’Expo! Intervento di Stefano D’Almo
















Quando, sabato scorso a Rho, si è spenta l'ultima lucina sull'albero della Vita, la scultura simbolo dell'Expo milanese, sono stati in tanti ad aver tirato un sospiro di sollievo. Si era infatti concluso un  evento che molti temevano potesse attirare l'interesse di qualche insensato in cerca di martirio o anche solo di facile notorietà. Non aver registrato attentati è stato di sicuro un gran risultato, merito del servizio d'ordine oppure della buonasorte, forse di entrambi. Tanti altri, un sospiro di sollievo l'avevano tirato già sei mesi prima, quando la kermesse fu inaugurata mentre si sentivano ancora, sullo sfondo, i colpi di martello dei cantieri ancora da finire.
Ora che è spenta l'eco delle ultime dichiarazioni ufficiali, delle abituali frasi autocelebrative e dei numeri declamati come un mantra, credo sia il momento di fare qualche considerazine a margine di una manifestazione che bene o male ha messo il nostro Paese sotto i riflettori del mondo per ben due stagioni. 
Expo 2015: un vero successo?
Stando alle cifre fornite dall'organizzazione si direbbe di si. Oltre 21 milioni di visitatori – un milione in più dell'obiettivo prefissato – 140 Paesi partecipanti e un giro d'affari valutato intorno ai 23 miliardi di euro, a fronte di investimenti pari a 2,3 miliardi di euro spesi per la realizzazione dell'esposizione universale lombarda. Ora, ammettiamo che questi dati siano buoni, così come supponiamo che l'Expo si sia tradotto in una portentosa "vetrina" per l'Italia. Siamo certi però di essere riusciti a sfruttare tutte le opportunità offerte da un evento di questa portata? Sul punto qualche dubbio ce l'avrei. Cominciamo dai benefici d'immagine. L'aver visto una grande  partecipazione e il manifestarsi di un notevole interesse verso questa manifestazione non può far dimenticare le deplorevoli vicende giudiziarie e i gravi ritardi realizzativi che ne hanno caratterizzato la genesi. Nei mesi precedenti l'inaugurazione, le notizie sugli arresti per corruzione  nell'affidamento degli appalti, così come quelle sulle infiltrazioni mafiose, hanno fatto il giro del mondo consolidando, ahimé, la già molto diffusa diffusa percezione di un Paese in posizione di tutto rispetto nella classifica delle nazioni più corrotte del mondo. L'essere comunque riusciti ad aprirre i cancelli in extremis non ce la fa a cancella questa immagine negativa, rafforzata uteriormente dal fatto che a quanto si dice, gli Emirati Arabi, Paese che ospiterà l'edizione 2020, hanno già il contenitore  pronto e tra cinque anni a Dubai basterà pigiare un bottone per dare il via alla festa. Altre latitudini, altre culture, altre legislazioni ed altre magistrature.
Luci e ombre (soprattutto in periferia)
Ma un altro aspetto che credo sia interessante indagare è il seguente: in quale misura Expo 2015 è riuscito a riverberare il suo "appeal" sul territorio nazionale al di fuori della Lombardia; in altre parole, è stato o no capace di produrre benefici al di  là delle sue mura? Anche a questo riguardo ho qualche dubbio. A Venezia - città in cui vivo- per esempio, Expo era presente con un suo satellite, il padiglione Acquae, una specie di "palasport" con sale riunioni, ristoranti, un discreto numero di stand ospitanti aziende venete attive nei settori dell'ambiente, dell'agricoltura, della ristorazione ecc. Risultati? Scarsi, anzi di più, scarsissimi. Al punto che molti degli espositori hanno minacciato di fare causa all'organizzazione per non aver adempiuto agli obblighi contrattuali che prevedevano maggiore impegno nelle attività di comunicazione e promozione della manifestazione. Così, mentre a Milano la gente si schiacciava letteralmente ai cancelli per entrare, a Venezia i parcheggi intorno a questa sorta di cattedrale nella laguna restavano desolantemente semideserti (a dire il vero, anche il prezzo del biglietto non ha giocato a favore, essendo decisamente troppo elevato rispetto all'offerta). Un'ulteriore riprova dell'assunto che, se non si raggiunge una "massa critica" di proposte espositive interessanti, se non le si accompagna con eventi di contorno convincenti e in assenza di una buona e aggressiva attività di comunicazione è assai difficile attrarre il pubblico.
Le code: davvero inevitabili?
Un'ultima considerazione a proposito delle lunghissime code che tutti abbiamo visto in televisione.   Sono andato all'Expo il giorno prima della chiusura, spinto dalla curiosità di vedere con i miei occhi questa meraviglia, ma soprattutto per rendermi conto di persona di come fosse possibile che degli esseri umani sani di mente (non ho altra ragione di dubitare che non lo fossero) potessero assoggettarsi al supplizio di attese infinite di oltre cinque ore (Kazakistan) o addirittura di otto ore (Giappone). E non si tratta di casi isolati. Anche altri padiglioni, come quello italiano, il tedesco, quello degli Emirati Arabi e molti altri ancora sfoggiavano file a serpentina di centinaio di metri. Alcuni di essi li ho visti, grazie alla priorità data in qualche caso ai rappresentanti dei media Questo mi ha reso ancora più incomprensibile il fatto che si potesse gettare via il proprio tempo in quel modo, oltretutto dopo aver pagato un prezzo non indifferente per poter accedere all'area espositiva. So di persone che hanno speso i quasi quaranta euro del prezzo del biglietto e che hanno visto le strutture solo dall'esterno, oppure al massimo uno o due padiglioni. Ma sarebbe stato poi così difficile gestire meglio il flusso dei visitatori? Non credo. A mio parere sarebbe bastato suddividere le persone in gruppi adeguati alle dimensioni dei diversi spazi espositivi e dotare ciascuna di esse con un piccolo badge o cartoncino di prenotazione riportante l'orario in cui presentarsi.
Un espediente "low cost - low tech", che avrebbe consentito di ridurre grandemente le attese, permettendo peraltro a tutti di visitare un maggior numero di Paesi e di godere dell'Expo più pienamente. Un obiettivo che, in teoria, avrebbe dovuto accomunare tutti, al di qua e al di là delle transenne. Il sospetto è che alcuni abbiano visto nelle lunghe file di gente in attesa una sorta di testimonial collettivo, di una prova visiva delle straordinarie qualità del proprio padiglione. Questa interpretazione appare però in netto contrasto con il tema di fondo cui si è ispirato l'Expo milanese: la sostenibilità alimentare, l'emergenza climatica, la lotta allo spreco di alimenti così come  dell'energia. E lo spreco di tempo? Oltre a testimoniare una scarsa attenzione e sensibilità verso le persone e il loro tempo, obbligarle a delle attese così lunghe non è forse uno spreco ingiustificabile? Tra le risorse di cui disponiamo: acqua, fonti energetiche, aria, cibo, quella del tempo è probabilmente una delle più preziose, sicuramente la meno rinnovabile.